Acabo de leer, como una lección muy grata y estimulante, el último libro de

Paola Vecchi Galli, Padri. Petrarca e Boccaccio nella poesia del Trecento, Roma-Padua: Editrice Antenore, 2012.

La síntesis en la pestaña de cubierta es tan apropiada que no merece otros rodeos. La copio aquí:

“Non è esagerato affermare che Petrarca e Boccaccio siano stati, ciascuno a modo proprio, i padri della poesia italiana del Trecento: l’uno creando un modello destinato a durare nei secoli, l’altro definendo un paradigma storiografico -le Tre Corone fiorentine- che vige tuttora. Entrambi si misurano con Dante, il padre di tutti i poeti: ma con un attegiamento diverso, sminuendone la portata o al contrario valorizzandone il ruolo paterno. Ancor più di Petrarca, Boccaccio è a sua volta il padre dei rimatori del ‘secolo senza poesia’, a cui tramanda quasi in presa diretta l’esperienza artigianale e sperimentale, piena di echi della lezione dei padri: come un’aria di famiglia che, fra Tre e Quattrocento, diventa l’impronta genetica della poesia italiana.”